Il cambiamento: quanto ti spaventa?

da | Mindset

Come reagisci di fronte al cambiamento?

Non so come sia per te, ma per me, quando vado incontro al cambiamento, succede qualcosa di travolgente e credo di chimico.

Inizialmente vivo il cambiamento con sofferenza e agitazione. Mi rendo conto che sta succedendo qualcosa di nuovo, che non è detto sia positivo (almeno ai miei occhi) ma mentre da un lato cerco di opporvi resistenza dall’altro sento quella vocina che mi dice “è necessario”.

Vado da uno stato mentale a un altro e sento che qualcosa si sta trasformando.

Ci sono sogni che insegui per tutta la vita, ma la vita non è una sola.

Mi spiego meglio.

Si dice spesso che la vita sia una sola e che vada vissuta seguendo i nostri sogni, idee e obiettivi.

Io invece amo pensare, e ci credo, che la vita che viviamo non è unica. Sarebbe come dire che nasciamo in un modo senza subire mutazioni o cambiamenti.

Io so che per realizzare tutto ciò che ho desiderato ho dovuto cambiare vita. Cambiare pelle. Mutare e trasformarmi. Il cambiamento fa parte di me.

Se ho fallito? Certo. Solo chi rimane immobile non fallisce. Le imprese più grandi vanno incontro a fallimenti ed è dai fallimenti che impariamo a correggere il tiro e a tirare fuori il meglio da noi stessi.

16 anni fa la mia idea era di smettere di girovagare per lavoro, passando – spesso per scelta – da un lavoro all’altro per il piacere di apprendere ed acquisire competenze.

C’era la possibilità di realizzare il sogno di tutti i genitori e spesso anche il nostro vista la scarsa flessibilità del nostro mercato del lavoro. Il lavoro vicino a casa e magari anche a tempo indeterminato.

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Vivere la propria vita imparando ad essere la persona che avresti sempre dovuto essere.

Non è decisamente facile. Ci sono condizionamenti che spesso ci portano a pensare che vorremmo essere una determinata persona, allontanandoci da chi siamo veramente.

Quello che so è che ci sono fasi della vita in cui un determinato approccio può sembrarci quello giusto per noi, quello in cui pensiamo di aver raggiunto la nostra zona di comfort. Fino a che qualcosa, una scintilla o un fulmine a ciel sereno, non ci fanno pensare il contrario.

Tre anni fa avevo un’idea in testa che ho portato a compimento con gli occhi di tutti, o quasi, puntati addosso.

Stai lasciando un contratto a tempo indeterminato e per di più a 44 anni?
E cosa penserà la gente?

 Le classiche domande di chi si sveglia la mattina pensando a come essere visibile per la società delle performance e a come compiacere gli altri.

Grazie, ma io sono scesa da questo treno ormai tanti anni fa.

Quando pensavo di essere arrivata è iniziata una nuova storia da raccontare.

Penserai che la mia storia si è conclusa nel momento in cui, a gennaio, ho deciso di aprire la partita Iva.

In realtà se mi segui da un pò saprai che non è stato un percorso in discesa. Il giorno dopo l’apertura della partita Iva mi è stato diagnosticato un nodulo al seno, il classico fulmine a ciel sereno.

Da li, prima di vedere la luce, ho attraversato un mese e mezzo di visite, a Milano, di attese e di ansie. Anche questa esperienza mi ha insegnato tanto. Mi ha insegnato a conoscermi meglio come donna, se mai ce ne fosse stato bisogno visto che non ero alla mia prima esperienza di diagnosi strappa lacrime.

Mi ha insegnato a conoscere meglio le donne, soprattutto quelle che in questi mesi mi hanno scelta come guida per trasformare la propria vita lavorativa e personale o migliorare quella già esistente.

Mi ha insegnato, ancora una volta, che dietro ogni vita apparentemente normale e anche di successo può sempre esserci un grande cambiamento in atto. Fatto di sofferenza, gioie e sacrificio.

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una postazione di lavoro che descrive il blog di Silvia Matzeu

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